contributo di:
Angus .
Dario Di Vico apre una finestra di due pagine sui commercialisti
Dario Di Vico sta in questi mesi per il Corriere seguendo con grande attenzione due segmenti che possono essere importanti per la ripresa in Italia, quello delle PMI e quello delle professioni.
Nell'edizione odierna del Corriere della Sera dedica ben due pagine ai commercialisti con un servizio che porta ad alcune riflessioni.
La prima, in ottica di comunicazione, è che la pubblicità, in un settore storicamente poco orientato verso questo strumento, può essere funzionale a trasmettere posizionamento e messaggi a target differenti.
La dimostrazione è nell'attacco dell'articolo dove Di Vico esordisce evidenziando come la recente "campagna pubblicitaria dei commercialisti ha sicuramente rappresentato una novità e non solo per la categoria" enfatizzando, tra l'altro, come la stessa sia stata funzionale a comunicare a nuovi target (opinione pubblica) con messaggi orientati a trasferire un posizionamento e una funzione sociale della categoria.
La seconda riflessione, meno legata alla comunicazione, è il dubbio che nasce spontaneo relativamente alla tesi di fondo proposta dai commercialisti ossia quella di un presunto bollino antievasione sulle dichiarazioni che sembra avere l'unico effetto certo di disintermediare i CAAF.
A favore o contro la tesi dei commercialisti, quello che conta è che la politica di comunicazione sta producendo gli effetti desiderati contribuendo quindi a sfatare il mito che nelle professioni la comunicazione sia un di più.
Angus